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Riassumiamo: i Social Media e la Corporate Reputation

Finalmente ci siamo: giovedì 19 mattina mi laureo! 🙂

Brand 2.0 è un blog nato dalla volontà di dimostrare come i social media siano territori capaci di creare, sviluppare e migliorare le relazioni tra i brand e i loro stakeholders. Un’esperienza di personal branding che in oltre sette mesi di vita è riuscita a confermare quanto a inizio tesi avevo solo potuto ipotizzare a fronte di studi teorici: se in questo arco di tempo sono infatti stata in grado di costruire una mia immagine e reputazione online, lo stesso possono fare i brand, investendo nel sempre più importante capitale relazionale.

Ringrazio quindi tutti coloro coi quali ho avuto modo di conversare ed intrecciare relazioni più o meno profonde in questi pochi ma intensi mesi di attività online. Persone che mi hanno permesso di comprendere il mondo del web 2.o e di appassionarmici.

Questo però non è un addio: quando si inizia a vivere la Rete ce ne si innamora per cui Brand 2.0 rimane la mia “seconda casa”.

Sotto una breve presentazione della mia tesi: “Il tuo nome ti precede”. Corporate Reputation, asset strategico per costruire vantaggio competitivo sui mercati globali.

Buona lettura!

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Sergio Sarnari è salvo! e la Mosaico Arredamenti?

La Mosaico Arredamenti non ha portato avanti la querela contro Sergio Sarnari. Denuncia che aveva fatto discutere l’intera blogosfera.

Un brand che ha testato in prima persona la forza del web 2.0 rimettendoci “la faccia”: se quando le cose vanno bene non è facile capire il valore di una buona reputazione online, quando viceversa accadono vicende come questa è molto facile comprendere i danni subiti dalla marca.

I molti blogger che avevano firmato la lettera indirizzata alla Mosaico Arredamenti, avevano promesso di dare visibilità all’eventuale scelta dell’azienda di non dar seguito alla denuncia, permettendo al brand di risollevare in parte la propria reputazione. Ad oggi digitando Mosaico Arredamenti su Google la situazione è ancora grave. Vedremo se cambierà qualcosa ma di certo l’azienda dovrà impegnarsi ancora molto.

La reputazione di un brand, come quella di un individuo, si costruisce con tempo e dedizione. Distruggerla è un secondo: basta sbagliare una volta per rovinare il lavoro di tutta una vita. Riconquistare la fiducia degli altri non è un’operazione semplice.

Se è vero però che “sbagliando s’impara”, forse capiterà ancora di conversare sulla Mosaico Arredamenti, magari questa volta per una sua “mossa azzeccata”.

Prendere parte alle conversazioni online

Continuo la pubblicazione di parti della tesi. In realtà questo paragrafo, riassunto delle fasi che i brand dovrebbero seguire per prendere parte alle conversazioni online, è stato eliminato. Motivo in più per proporlo in questo spazio.

Nel Cluetrain Manifesto si legge: i mercati sono conversazioni. La Rete, essendo anch’essa conversazione, permette agli individui di dialogare annullando tempi, distanze e costi. Il risultato è che i mercati stanno diventando più intelligenti, più informati, più organizzati. Partecipare a un mercato in rete cambia profondamente le persone generando nuove forme di organizzazione sociale e un nuovo scambio della conoscenza.

Le conversazioni trovano nei social media, ovvero tutte quelle applicazioni che permettono l’incontro fra utenti, un territorio perfetto per il loro proliferare.

ascoltare

A fronte di questa evoluzione continua le aziende, così come i singoli, devono organizzarsi e prenderne parte alle conversazioni. In questo percorso di avvicinamento, l’ascolto è il primo passo da compiere: un lavoro costante di ricerca e monitoraggio che, come già detto, può essere gestito in autonomia o attraverso terzi. Le attività svolte sui social media implicano costanza, impegno e dedizione: risorse decisamente differenti da quelle meramente economiche, solitamente investite dall’azienda in ambito pubblicitario. La velocità con cui è possibile comunicare in Rete si va quindi a scontrare, paradossalmente, con la lentezza con cui si vengono ad instaurare e consolidare le relazioni.

Il secondo passo da affrontare, dopo avere imparato da chi, dove e perché il proprio brand viene menzionato, è dare risposte. Chiarezza e trasparenza sono le strade da intraprendere: ringraziare, togliere curiosità, risolvere problemi e, qualora sia necessario, invitare ad un confronto più approfondito in altre sedi, permettono al brand di instaurare dialoghi costruttivi coi consumatori e di dimostrare al popolo della Rete la propria disponibilità.

costruire

Il terzo ed ultimo passo consisterà, invece, nel costruire uno o più spazi personali, espressione massima della propria soggettività e punto di riferimento per tutte le conversazioni inerenti il brand. Un territorio che permetta alla marca di dare un’idea ottimizzata di sé, offrendo ai consumatori la possibilità di reperire informazioni e comunicare con essa. Presenza che, inoltre, permette di intervenire in modo efficace nelle conversazioni esterne, attestando la veridicità della provenienza della propria risposta ed accompagnando i lettori all’interno del proprio spazio.

E voi, quali fasi avete seguito per entrare nella “parte abitata della Rete”?

Coin: un brand 2.0

Casualmente, finendo nel sito della Coin, mi sono resa conto essere un brand entrato perfettamente nelle logiche 2.0 e del marketing relazionale.

Coin, catena della grande distribuzione di articoli di abbigliamento ed accessori, ha un sito che ne riflette l’orintamento al marketing, quindi al consumatore. Oltre a svolgere le solite funzioni di presentazione e vendita dei prodotti, si impegna infatti a fidelizzare i propri clienti e creare con loro un rapporto profondo. Una relazione che superi l’infedeltà tipica del consumatore e permetta al brand di migliorare la propria imagine e, nel lungo periodo, la propria reputazione.

Le attività organizzate per creare e mantenere questo rapporto sono le più svariate: dalle classiche tessere per ottenere sconti o partecipare ad eventi speciali, le Coincard, a carte regalo che permettono di essere caricate ed intestate a qualcun’altro, le Giftcard. Mostre, concorsi, degustazioni, feed RSS dei negozi, contenuti speciali Coin, scaricabili attraverso Bluetooth in giornate prestabilite, indagini sull’umore dei Milanesi, presentate ogni 15 giorni in videowall, sono attività che Coin svolge pensando ai suoi consumatori.

Un canale su You Tube riservato al termometro Coin dell’umore dei Milanesi, una pagina su Facebook, la versione mobile del sito, il widget scaricabile, la radio Coin da ascoltare su pc, feed e newsletter, fanno capire l’importanza che, mondo virtuale e social media, rivestono per questo brand.

Un brand che, rivolgendosi ad un pubblico giovane, ne ha imparato linguaggio ed abitudini.

Brand Tags: come viene etichettato il tuo brand?

Una delle maggiori preoccupazioni per chi si occupa di marketing è capire, attraverso statistiche, interviste, focus group e quant’altro, quello che balena nella testa delle persone non appena vedono il loro brand.

Le associazioni di marca, brand association, sono infatti una delle quattro dimensioni che secondo Aaker costituiscono il valore della marca, brand equity.

Brand Tags può quindi rivelarsi un valido consulente. Il sito visualizza uno alla volta una serie di marchi chiedendo al’utente quale parola o frase ad esso associ. Per ogni brand sarà poi possibile visualizzare la nuvola di tag corrispondente.

Un esempio. Se vi apparisse il brand Diesel a cosa pensereste? Nella nuvola le parole che spiccano, oltre i classici jeans e clothes, sono expensive, cool, fashion, gay, overprice e trendy. Per chi gestisce la comunicazione di Diesel esserne a conoscenza non può che rappresentare un vantaggio.

Non è tutto. Su Brand Tags potrete partecipare anche la battaglia tra marchi: due brand a confronto che ogni volta, in base a se decretati trionfatori o meno, andranno a modificare la propria posizione nella graduatoria dei vincitori.

Se il brand della vostra azienda non è presente nessun problema, potrete inserirlo voi, ovvio che se è poco conosciuto le persone lo salteranno o più semplicemente gli assoceranno un grande ?


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