Posts Tagged 'social media'

Le contraddizioni del brand Mars

Poche settimane fa Skittle, brand posseduto da Mars, ha lanciato il suo nuovo sito, realizzato in pieno stile “social media”. Il menù, costruito in maniera simpatica ma a mio parere alquanto fastidiosa, permette all’utente di visitare: la pagina media che, proprio come l’home page del sito, è formata dalla schermata del canale Skittles di You Tube, Chatter, che riprende tutti i cinguettii degli utenti che twittano frasi con al loro interno il nome del brand ed infine Friends che ripropone la pagina Skittles di Facebook.

Un’idea decisamente originale che vede concretizzarsi tutte le teorie tanto acclamate online intorno al potere del consum-attore e all’iportanza degli ugc.

Peccato si inizino ad avere dubbi sul fatto che Mars stia facendo vedere tutti i contenuti twittati. Parrebbe infatti che il brand, dopo aver ricevuto qualche critica (come è normale che sia), abbia cominciato a moderare i commenti.

Ma non è finita qui…

Sempre Mars, di recente, ha tenuto online un altro atteggiamento poco “social”. Dopo essersi resa conto dell’esistenza di snckrz, sito creato dall’agenzia Poke che permetteva agli utenti di prendere il logo Snickers e personalizzarselo, ha infatti voluto che il sito chiudesse, come ovviamente è accaduto.  Quali siano state le motivazioni che hanno spinto Mars ha prendere questa decisione è difficile capirlo: il sito, che aveva attirato più di 80.000 utenti, offriva a Snickers pubblicità gratuita, oltretutto offrendo un’immagine del brand perfettamente in linea con quella che Mars stava già cercando di costruire con la sua campagna Snickers Speack.

Una vicenda piena di contraddizioni ma che permette di porre in evidenza le grandi difficoltà che vivono i marketers nel lasciare il proprio brand nelle mani degli utenti.

fonte: Culture-buzz – A No to UGC: Non-official Snickers Site Closed

Esercito e social media

Ieri mattina per la prima volta mi sono trovata “dall’altra parte della scrivania “: ho tenuto presso la caserma di Pesaro una lezione sui social media, naturalmente sotto la supervisione del mio ex relatore, Marcello Zeppa, che ha organizzato l’intero corso di formazione.

E’ stata davvero una bella eperienza. Mi è stata fatta notare una postura che denotava timidezza ma per il resto direi che è andato tutto bene. (naturalmente i commenti dei partecipanti sono ben accetti 😉 )

Sotto le slide che ho preparato per l’incontro. Nella prima parte mi concentro più sulle motivazioni che dovrebbero spingere l’esercito italiano ad essere presente online, mentre nella seconda l’approcio è decisamente più pratico e riguarda la costruzione di un blog con la piattaforma WordPress.com.

Una precisazione rispetto una domanda che mi è stata posta sulla possibilità di creare un blog in due lingue differenti. Ho guardato un po’ come si comportano gli altri blog e direi che se volete avere pieno controllo sulle traduzioni (come immagino vista l’importanza di una buona comunicazione nel vostro lavoro) e magari scrivere anche contenuti differenti (visti i divesi target cui vi rivolgete), conviene crare due blog, magari accomunati dalla grafica e legati attraverso link. Altrimenti, come avevo supposto anche a lezione, Wordpess.org (non .com) offre un plugin gratuito, Global Translator, che traduce ed indicizza in automatico il tuo blog in 41 differenti lingue, tra cui anche l’arabo.

Per ulteriori domande sono a vostra disposizione, come immagino lo saranno anche i miei lettori.

Grazie e buon lavoro.

La pubblicazione della mia tesi

E dopo le slide, questa è la volta della tesi vera e propria. Per chi non se lo ricordasse (anche perchè è abbastanza lungo) il titolo della tesi è “Il tuo nome ti precede”. Corporate Reputation, asset strategico per costruire vantaggio competitivo sui mercati globali.

Scegliere dove pubblicarla non è stato facile. All’inizio ho cercato tra le diverse applicazioni che offre la Rete ritrovandomi sempre di fronte a servizi che richiedevano pagamenti, o da parte mia per pubblicarla, o da parte di chi avrebbe voluto leggersela integralmente.

Molto dubbiosa sul da fare ho deciso allora di  chiedere consiglio su FrienFeed e subito mi hanno risposto Adriano, Michele ed Enzo, che ringrazio. Alla fine la mia scelta è quindi caduta su Box.net, in particolare sulla sua offerta di spazio gratuito con Box Lite.

Ma non è finita qui. Tutti i siti che parlavano di Box Lite rimandavano al sito Box.net ed io da qui non riuscivo (e non riesco tutt’ora) a trovare il link a Lite. Questa volta però mi sono “arrangiata” e ho chiesto aiuto attraverso la chat, mediante la quale un operatore mi ha prontamente risposto inviandomi il link al servizio Lite.

Insomma, è stata dura ma ce l’ho fatta: eccovi la mia tesi (che inserirò anche tra i widget).

Adesso tocca a voi, fatemi sapere cosa ne pensate! 😉

Riassumiamo: i Social Media e la Corporate Reputation

Finalmente ci siamo: giovedì 19 mattina mi laureo! 🙂

Brand 2.0 è un blog nato dalla volontà di dimostrare come i social media siano territori capaci di creare, sviluppare e migliorare le relazioni tra i brand e i loro stakeholders. Un’esperienza di personal branding che in oltre sette mesi di vita è riuscita a confermare quanto a inizio tesi avevo solo potuto ipotizzare a fronte di studi teorici: se in questo arco di tempo sono infatti stata in grado di costruire una mia immagine e reputazione online, lo stesso possono fare i brand, investendo nel sempre più importante capitale relazionale.

Ringrazio quindi tutti coloro coi quali ho avuto modo di conversare ed intrecciare relazioni più o meno profonde in questi pochi ma intensi mesi di attività online. Persone che mi hanno permesso di comprendere il mondo del web 2.o e di appassionarmici.

Questo però non è un addio: quando si inizia a vivere la Rete ce ne si innamora per cui Brand 2.0 rimane la mia “seconda casa”.

Sotto una breve presentazione della mia tesi: “Il tuo nome ti precede”. Corporate Reputation, asset strategico per costruire vantaggio competitivo sui mercati globali.

Buona lettura!

Utente 2.0 e social media: presente e futuro

L’altra sera ero in compagnia di amiche quando esce l’argomento facebook ed entriamo del discorso social media. Negli ultimi due mesi i miei contatti su questo social network sono aumentati esponenzialmente. Sentir parlare amici di foto caricate, risultati di quiz fatti e compagni di classe ritrovati, sta invogliando, chi ne ha le possibilità, ad iscriversi sui social network più comuni.

Per tornare alla mia serata, proseguendo il discorso, parlo di Twitter e Flickr, applicazioni per me talmente comuni che penso tutti debbano conoscerle. Mi trovo invece a spiegare a ragazze della mia età, tutte studentesse universitarie e con connessione adsl, ovvero quella che le ricerche evidenziano essere la tipologia più comune di utente Internet, come funzionano questi strumenti e quali utilizzi possono avere.

In realtà non c’è da stupirsi: fino a un anno fa nemmeno io sapevo cosa significasse 2.0, cosa fossero i social media e quali fossero i più comuni, ovviamente escludendo YouTube, tanto chiacchierato anche sui media mainstream. I social network, soprattutto quelli generalisti, per le alte capacità relazionali insite nella loro natura, stanno però portando sempre più soggetti all’interno del mondo virtuale. Una volta entrati capire le logiche di condivisione alle spalle delle applicazioni 2.0 è talmente facile e coinvolgente che nell’arco di poco tempo si diventa dei veri e propri utenti 2.0.

Cosa voglio dire con questo post?! Che il passo più difficile da compiere per divenire cittadini de “la parte abitata della Rete” è entrarvici. Dopo di che le cose vengono da sole. Il trend sempre in aumento degli utenti Internet, soprattutto di quelli che si iscrivono ai social media, lo dimostra.

Molti sostengono questa corsa a blog e social network sia solo una moda e che le persone, col tempo, si stuferanno di passare le loro giornate a scambiarsi foto e chattare. In parte è vero, ma questo non vuol dire che le applicazioni sociali scompariranno: semplicemente evolveranno portando gli utenti a farne un uso differente. Le capacità relazionali di questi mezzi sono talmente utili e comode che difficilmente le persone, una volta abituatisi, potranno farne a meno. La connessione, sempre più possibile attraverso strumenti differenti e mobili, renderà ancora più inevitabile questo processo.

Monetizzare i propri cinguettii su Twitter

Scorrendo il mio aggregatore leggo su Ikaro il seguene post:  Arriva Il Programma Di Affiliazione Per Guadagnare Con Twitter: MagPie.

Che la pubblicità invadesse anche questo spazio era inevitabile. Come in tutti i casi, la sfida, sarà trovare il giusto equilibrio tra messaggi contenutistici e messaggi pubblicitari.

In questo senso l’impostazione standard, uno su cinque, mi sembra un po’ alta: se anche solo la metà dei vostri contatti, ogni cinque messaggi, ve ne inviasse uno promozionale, gestire le loro comunicazioni, già abbondanti di per se, implicherebbe una sempre crescente perdita di tempo.

Una pubblicità, quella su Twitter, sicuramente più invasiva rispetto alle classiche inserzioni: il messaggio pubblicitario non verrebbe inserito intorno al contenuto, ma diverrebbe l’unico contenuto di quel messaggio.

Fortunatamente però, come spesso accade sul web, i messaggi pubblicitari inviati, sarebbero inerenti agli argomenti trattati dal follower scelto, quindi il più possibile interessanti per i suoi following.

I destinatari del messaggio pubblicitario, su Twitter, avrebbero, inoltre, in mano, un’arma molto forte: qualora un follower divenisse “troppo pesante” basterebbe un click sul tasto remove per smettere di ricevere i suoi messaggi e, di conseguenza, diminuirne l’influenza, quindi il livello di remunerazione.

Tra follower e following si instaurerebbe una sorta di accordo implicito: io continuo a seguirti e ad accettare i tuoi messaggi promozionali, se continui a mandarmi contenuti interessanti.

La pubblicità permette a chi si occupa di contenuti di sopravvivere, non mi sembra giusto recriminarla: permette di leggere a bassi costi, se non gratuitamente, informazioni altrimenti non sempre accessibili. Il problema nasce quando lo spazio concesso è mal gestito: pubblicità poco inerenti o troppo frequenti, fanno perdere interesse al lettore.

I brand, ancora una volta, si trovano ad affrontare una nuova sfida: scrivere messaggi adatti ad un contenitore particolare come Twitter.

Alltop “aggrega”, non “aggrava”

Rispondo molto volentieri alla richiesta di Luigi Centenaro per la divulgazione del video tutorial su Alltop.

Ricordo che alla prima lezione su cosa fosse un feed e come funzionasse feedburner in molti siamo rimasti un attimo storditi.

Alltop vuole aiutare chi non conosce gli strumenti web aggregando i feed dei migliori blog inerenti l’argomento che l’utente sta cercando.  Come loro stessi dicono Alltop “aggrega”, non “aggrava”.

La versione italiana del sito, Alltop.it, aggrega i feed dei blog italiani ritenuti più autorevoli. Al momento, per ricercare informazioni per categoria, si appoggia però alla versione inglese del sito.

Eccovi il tutorial:

Sul blog di Luigi Centenaro, 100Log, è disponibile anche sottotitolato in italiano…


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