Archive for the 'Corporate Reputation, la mia tesi' Category

Superati i 100 download

In questo periodo il tempo libero è decisamente calato e purtroppo Brand 2.0 ne sta subendo le conseguenze. Spero di riuscire presto a riprendere a scrivere con costanza.

Per il momento volevo però fare a tutti voi un grande ringraziamento perchè i download della mia tesi di laurea, “Il tuo nome ti precede”. Corporate Reputation, asset strategico per costruire vantaggio competitivo sui mercati globali, hanno superato il centinaio.

Purtroppo non ho ricevuto molti commenti a riguardo, ma il solo fatto che i download continuano giorno dopo giorno, mi fa pensare bene. Se qualcuno volesse aggiungere qualcosa mi farebbe molto piacere…

Se volete un altro post per i 200 download della tesi la potete sempre scaricare da Box.net. 😉

Trovare lavoro col web 2.0

Da mercoledì ho iniziato a lavorare in un’agenzia di email marketing. La cosa più interessante è però capire come ho trovato, o meglio mi hanno trovata, per questo lavoro. Protagonista indiscusso è stato infatti il Web 2.0.

Come ho scritto anche nella mia tesi:

Il guadagno, nella parte abitata della Rete, non nasce infatti dal possesso, quindi dalla vendita, ma viceversa dalla condivisione, gesto al quale nella vita reale non siamo abituati. In un mondo dove la riproducibilità dei dati è semplice, veloce ed economica, mettere a disposizione non significa impoverirsi, ma viceversa arricchirsi. Un sistema indiretto di arricchimento talmente lontano dal nostro concetto di guadagno che spesso ne è difficile percepire il ritorno: alla parola ricco riconduciamo istintivamente il concetto monetario del termine, senza capire fino in fondo quali enormi vantaggi una buona reputazione possa apportare alla nostra persona, benefici di cui parlavo nel primo capitolo.

Ogni soggetto, in base alla propria natura e ai propri obiettivi può ottenere vantaggi differenti […].


Per una studentessa universitaria ormai giunta alla fine del proprio percorso di studi, mostrare le proprie conoscenze e al contempo accrescerle attraverso il confronto continuo che si vive sulla Rete, significa fare promozione di se stessa, oltretutto in un periodo fondamentale della propria vita. Un’esperienza che può aggiungere valore al proprio curriculum, ma che può anche rivelarsi luogo d’incontro e d’instaurazione di rapporti lavorativi importanti. Aprire un proprio spazio su Internet significa far conoscere la propria persona quindi ribaltare le regole del gioco e diventare paradossalmente “target” del datore di lavoro. Quest’ultimo dopo avere apprezzato le competenze di un blogger, se deciderà di instaurare con lui un rapporto professionale, sarà infatti il primo ad andare a cercarlo. Ottenere rispetto e stima non è facile. Richiede tempo, costanza, dedizione e tanta passione.

Così in effetti è successo: grazie a Brand 2.0 ho conosciuto Fabio Sutto e iniziato a scrivere per l’Online Marketing Blog. Il primo post che ho scritto,  Costruire una lista di email profilate, ha fatto si che fossi notata da Maurizio Fionda ed ecco che sono stata contattata per un colloquio presso l’agenzia Diennea.

Nel frattempo, sempre a riprova di quanto affermato precedentemente, ho anche iniziato un rapporto lavorativo con Adrias Online attraverso Francesco Piersimoni, blogger conosciuto sempre online. I loro consigli mi hanno permesso di realizzare la parte contenutistica del sito vacanze-venezia.net.

Ora per me inizia una nuova avventura! 🙂

La pubblicazione della mia tesi

E dopo le slide, questa è la volta della tesi vera e propria. Per chi non se lo ricordasse (anche perchè è abbastanza lungo) il titolo della tesi è “Il tuo nome ti precede”. Corporate Reputation, asset strategico per costruire vantaggio competitivo sui mercati globali.

Scegliere dove pubblicarla non è stato facile. All’inizio ho cercato tra le diverse applicazioni che offre la Rete ritrovandomi sempre di fronte a servizi che richiedevano pagamenti, o da parte mia per pubblicarla, o da parte di chi avrebbe voluto leggersela integralmente.

Molto dubbiosa sul da fare ho deciso allora di  chiedere consiglio su FrienFeed e subito mi hanno risposto Adriano, Michele ed Enzo, che ringrazio. Alla fine la mia scelta è quindi caduta su Box.net, in particolare sulla sua offerta di spazio gratuito con Box Lite.

Ma non è finita qui. Tutti i siti che parlavano di Box Lite rimandavano al sito Box.net ed io da qui non riuscivo (e non riesco tutt’ora) a trovare il link a Lite. Questa volta però mi sono “arrangiata” e ho chiesto aiuto attraverso la chat, mediante la quale un operatore mi ha prontamente risposto inviandomi il link al servizio Lite.

Insomma, è stata dura ma ce l’ho fatta: eccovi la mia tesi (che inserirò anche tra i widget).

Adesso tocca a voi, fatemi sapere cosa ne pensate! 😉

Riassumiamo: i Social Media e la Corporate Reputation

Finalmente ci siamo: giovedì 19 mattina mi laureo! 🙂

Brand 2.0 è un blog nato dalla volontà di dimostrare come i social media siano territori capaci di creare, sviluppare e migliorare le relazioni tra i brand e i loro stakeholders. Un’esperienza di personal branding che in oltre sette mesi di vita è riuscita a confermare quanto a inizio tesi avevo solo potuto ipotizzare a fronte di studi teorici: se in questo arco di tempo sono infatti stata in grado di costruire una mia immagine e reputazione online, lo stesso possono fare i brand, investendo nel sempre più importante capitale relazionale.

Ringrazio quindi tutti coloro coi quali ho avuto modo di conversare ed intrecciare relazioni più o meno profonde in questi pochi ma intensi mesi di attività online. Persone che mi hanno permesso di comprendere il mondo del web 2.o e di appassionarmici.

Questo però non è un addio: quando si inizia a vivere la Rete ce ne si innamora per cui Brand 2.0 rimane la mia “seconda casa”.

Sotto una breve presentazione della mia tesi: “Il tuo nome ti precede”. Corporate Reputation, asset strategico per costruire vantaggio competitivo sui mercati globali.

Buona lettura!

Prendere parte alle conversazioni online

Continuo la pubblicazione di parti della tesi. In realtà questo paragrafo, riassunto delle fasi che i brand dovrebbero seguire per prendere parte alle conversazioni online, è stato eliminato. Motivo in più per proporlo in questo spazio.

Nel Cluetrain Manifesto si legge: i mercati sono conversazioni. La Rete, essendo anch’essa conversazione, permette agli individui di dialogare annullando tempi, distanze e costi. Il risultato è che i mercati stanno diventando più intelligenti, più informati, più organizzati. Partecipare a un mercato in rete cambia profondamente le persone generando nuove forme di organizzazione sociale e un nuovo scambio della conoscenza.

Le conversazioni trovano nei social media, ovvero tutte quelle applicazioni che permettono l’incontro fra utenti, un territorio perfetto per il loro proliferare.

ascoltare

A fronte di questa evoluzione continua le aziende, così come i singoli, devono organizzarsi e prenderne parte alle conversazioni. In questo percorso di avvicinamento, l’ascolto è il primo passo da compiere: un lavoro costante di ricerca e monitoraggio che, come già detto, può essere gestito in autonomia o attraverso terzi. Le attività svolte sui social media implicano costanza, impegno e dedizione: risorse decisamente differenti da quelle meramente economiche, solitamente investite dall’azienda in ambito pubblicitario. La velocità con cui è possibile comunicare in Rete si va quindi a scontrare, paradossalmente, con la lentezza con cui si vengono ad instaurare e consolidare le relazioni.

Il secondo passo da affrontare, dopo avere imparato da chi, dove e perché il proprio brand viene menzionato, è dare risposte. Chiarezza e trasparenza sono le strade da intraprendere: ringraziare, togliere curiosità, risolvere problemi e, qualora sia necessario, invitare ad un confronto più approfondito in altre sedi, permettono al brand di instaurare dialoghi costruttivi coi consumatori e di dimostrare al popolo della Rete la propria disponibilità.

costruire

Il terzo ed ultimo passo consisterà, invece, nel costruire uno o più spazi personali, espressione massima della propria soggettività e punto di riferimento per tutte le conversazioni inerenti il brand. Un territorio che permetta alla marca di dare un’idea ottimizzata di sé, offrendo ai consumatori la possibilità di reperire informazioni e comunicare con essa. Presenza che, inoltre, permette di intervenire in modo efficace nelle conversazioni esterne, attestando la veridicità della provenienza della propria risposta ed accompagnando i lettori all’interno del proprio spazio.

E voi, quali fasi avete seguito per entrare nella “parte abitata della Rete”?

Brand community: marketing tribale sul web

Continua la pubblicazione di alcuni paragrafi della mia tesi. Buona lettura. 😉

Le comunità brandizzate, o brand community, sono gruppi di persone accomunate da un forte legame con la marca, quindi coi suoi valori e stile di vita. Creare una community di “fedeli”, per un brand, significa poter applicare su di esse quelle che Bernard Cova, suo maggiore esponente insieme a Michel Maffesoli, definisce tecniche di marketing tribale.

La tribù, gruppo di individui che condividono legami d’identità forti, può essere vista come una sorta di segmentazione fatta direttamente dai clienti: nasce in modo spontaneo ed è una realtà, contrariamente a quanto accade con le segmentazioni di marketing. Tuttavia le tribù, rispetto alle comunità tradizionali, sono volatili ed effimere: l’ affiliazione può essere plurima ed ognuno ha la possibilità di uscirne facilmente.

Le tecniche di marketing tribale possono differenziarsi in intensive, quando vengono applicate su tribù già esistenti, o estensive, quando l’obiettivo è di favorirne lo sviluppo. Costituitasi la tribù sarà poi possibile applicare su di essa “riti tribali” quali la vendita di “oggetti di culto” come calendari, portachiavi e orologi e “costumi rituali”, come magliette e bandane, oppure la condivisione di “luoghi di culto”, “formule magiche” e “icone”.

Uno dei brand che più di ogni altro è riuscito ad applicare questo concetto, ricavandone vantaggi facilmente presumibili, è Harley Davidson. Feste, raduni, slang, immagini, oggettistica e abbigliamento accomunano gli harleysti di tutto il mondo.

Il legame che intercorre tra consumatore e marca all’interno delle community è talmente forte che spesso i due ruoli si capovolgono trasformando il consumatore in prosumer, ibrido tra consumatore e produttore.

Le brand community soddisfano quindi bisogni di trasparenza, apertura al dialogo, relazione, ma soprattutto rispondono alla nuova esigenza per il consum-attore di rivestire un ruolo attivo nei confronti del brand. Spesso la marca, all’interno della propria comunità, chiede ai suoi consumatori quali migliorie vorrebbero venissero apportate ad un prodotto già esistente, o invita i suoi “fedeli” ad inventare un prodotto da zero, attraverso contest con premi in denaro, gadget o quant’altro inerente il mondo della marca.

Ogni individuo appartenente alla tribù, oltre che rappresentare un’ottima base di mercato, diverrà quindi fedele portavoce del brand, supportandone la comunicazione e aumentandone credibilità ed incisività.

Un sistema efficace per ascoltare i feedback provenienti dall’esterno ma anche una possibilità di influenzare indirettamente i circuiti di comunicazione interni di mercato, stakeholder e dipendenti/collaboratori.

Il www è uno dei territori più fertili sui quali costruire la propria brand community, qualora tra le fitte maglie della Rete non ne esista già una. La possibilità per individui fisicamente lontani di comunicare e intrecciare facilmente relazioni offre maggiori occasioni d’incontro tra soggetti con interessi similari. Le opportunità di scambio veloce e gratuito di contenuti scritti, audio e video, costruiti dai consum-attori o pubblicati dal brand stesso, migliora inoltre la qualità del rapporto, dando modo alla community di svilupparsi e consolidarsi.

Instaurare relazioni è una delle opportunità più interessati che la Rete offre ai brand.

fonte immagine racine.ra

Corporate Reputation, le aziende e la loro reputazione

La mia tesi, Il tuo nome ti precede”.  Corporate Reputation, asset strategico per costruire vantaggio competitivo sui mercati globali, procede. Ve ne posto un altro paragrafetto che continua il discorso di Reputation 2.0, siamo quello che gli altri dicono. Buona lettura.

La reputazione di una organizzazione è il giudizio complessivo dato da coloro che in modo diretto o indiretto ne influenzano l’operato. La consapevolezza del valore che la corporate reputation ha per un’azienda negli ultimi anni è aumentata vertiginosamente. Comportamenti etici, trasparenza, qualità dei processi e delle relazioni, oggi più che mai, dovrebbero essere alla base di qualsiasi piano di marketing e rappresentare asset strategico per costruire vantaggio competitivo sui mercati globali. Un costante monitoraggio e un’attenta gestione della propria reputazione rappresentano attività importanti per costruire, mantenere o rafforzare il consenso dei diversi interlocutori sociali.

Come sostiene Allegrini “l’entità del danno che un comportamento errato può apportare alla reputazione di un’azienda è tanto più alto quanto il suo settore di riferimento o le sue caratteristiche fanno leva su valori immateriali, quali l’immagine, la fiducia e la creatività”.

Oggi, per parlare al mondo, non è più necessario lavorare all’interno dei media mainstream, avere particolari licenze o chiedere permessi. Basta pubblicare il proprio pensiero in un angolo dell’immensa Rete sperando che, qualora accettato e condiviso, ottenga risonanza e produca risultati
La reputation 2.0, ovvero le conversazioni che hanno luogo sulla Rete, devono essere tenute costantemente sotto controllo.

Che si tratti di mondo virtuale o reale i consumatori si scambiano continuamente idee, esperienze e storie, vissute in prima persona o raccontate loro da qualcun altro. Il valore riconosciuto alle parole pronunciate da persone comuni e soprattutto disinteressate, è sempre maggiore di quello attribuito alle comunicazioni aziendali. Il passaparola è un virus e si propaga in tempi e luoghi imprevedibili. Controllarlo e gestirlo è un “dovere” del brand: nell’arco di poco tempo potrebbe apportare all’azienda enormi benefici, quanto disastrose perdite.

La reputazione è un processo in continua evoluzione, alla cui formazione partecipano diversi soggetti, alcuni più incisivamente, come giornalisti e opinion leader, altri meno, come i consumatori passivi.
La reputazione non può quindi, per sua natura, essere semplicemente costruita a tavolino dagli esperti della comunicazione e divulgata attraverso i media.

Pianificare una corporate reputation, per un’azienda, significa decidere cosa e come comunicare ai propri pubblici di riferimento. Conoscere il posizionamento del brand nella mente dei consumatori e seguire standard di Corporate Governance sono punti di partenza importanti per pianificare una comunicazione efficace. L’insieme dei messaggi inviati dal brand saranno infatti pretesto di dialogo per i pubblici esterni che pian piano andranno a delinearne, più o meno direttamente, la reputazione.

Pianificare una corporate reputation è quindi possibile, ma importante sarà monitorarla ed evolvere con essa. Solo attraverso un costante impegno comunicativo e relazionale si otterranno buoni risultati.

fonte immagine Download Blog.it


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