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Trovare lavoro col web 2.0

Da mercoledì ho iniziato a lavorare in un’agenzia di email marketing. La cosa più interessante è però capire come ho trovato, o meglio mi hanno trovata, per questo lavoro. Protagonista indiscusso è stato infatti il Web 2.0.

Come ho scritto anche nella mia tesi:

Il guadagno, nella parte abitata della Rete, non nasce infatti dal possesso, quindi dalla vendita, ma viceversa dalla condivisione, gesto al quale nella vita reale non siamo abituati. In un mondo dove la riproducibilità dei dati è semplice, veloce ed economica, mettere a disposizione non significa impoverirsi, ma viceversa arricchirsi. Un sistema indiretto di arricchimento talmente lontano dal nostro concetto di guadagno che spesso ne è difficile percepire il ritorno: alla parola ricco riconduciamo istintivamente il concetto monetario del termine, senza capire fino in fondo quali enormi vantaggi una buona reputazione possa apportare alla nostra persona, benefici di cui parlavo nel primo capitolo.

Ogni soggetto, in base alla propria natura e ai propri obiettivi può ottenere vantaggi differenti […].


Per una studentessa universitaria ormai giunta alla fine del proprio percorso di studi, mostrare le proprie conoscenze e al contempo accrescerle attraverso il confronto continuo che si vive sulla Rete, significa fare promozione di se stessa, oltretutto in un periodo fondamentale della propria vita. Un’esperienza che può aggiungere valore al proprio curriculum, ma che può anche rivelarsi luogo d’incontro e d’instaurazione di rapporti lavorativi importanti. Aprire un proprio spazio su Internet significa far conoscere la propria persona quindi ribaltare le regole del gioco e diventare paradossalmente “target” del datore di lavoro. Quest’ultimo dopo avere apprezzato le competenze di un blogger, se deciderà di instaurare con lui un rapporto professionale, sarà infatti il primo ad andare a cercarlo. Ottenere rispetto e stima non è facile. Richiede tempo, costanza, dedizione e tanta passione.

Così in effetti è successo: grazie a Brand 2.0 ho conosciuto Fabio Sutto e iniziato a scrivere per l’Online Marketing Blog. Il primo post che ho scritto,  Costruire una lista di email profilate, ha fatto si che fossi notata da Maurizio Fionda ed ecco che sono stata contattata per un colloquio presso l’agenzia Diennea.

Nel frattempo, sempre a riprova di quanto affermato precedentemente, ho anche iniziato un rapporto lavorativo con Adrias Online attraverso Francesco Piersimoni, blogger conosciuto sempre online. I loro consigli mi hanno permesso di realizzare la parte contenutistica del sito vacanze-venezia.net.

Ora per me inizia una nuova avventura! 🙂

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Monetizzare i propri cinguettii su Twitter

Scorrendo il mio aggregatore leggo su Ikaro il seguene post:  Arriva Il Programma Di Affiliazione Per Guadagnare Con Twitter: MagPie.

Che la pubblicità invadesse anche questo spazio era inevitabile. Come in tutti i casi, la sfida, sarà trovare il giusto equilibrio tra messaggi contenutistici e messaggi pubblicitari.

In questo senso l’impostazione standard, uno su cinque, mi sembra un po’ alta: se anche solo la metà dei vostri contatti, ogni cinque messaggi, ve ne inviasse uno promozionale, gestire le loro comunicazioni, già abbondanti di per se, implicherebbe una sempre crescente perdita di tempo.

Una pubblicità, quella su Twitter, sicuramente più invasiva rispetto alle classiche inserzioni: il messaggio pubblicitario non verrebbe inserito intorno al contenuto, ma diverrebbe l’unico contenuto di quel messaggio.

Fortunatamente però, come spesso accade sul web, i messaggi pubblicitari inviati, sarebbero inerenti agli argomenti trattati dal follower scelto, quindi il più possibile interessanti per i suoi following.

I destinatari del messaggio pubblicitario, su Twitter, avrebbero, inoltre, in mano, un’arma molto forte: qualora un follower divenisse “troppo pesante” basterebbe un click sul tasto remove per smettere di ricevere i suoi messaggi e, di conseguenza, diminuirne l’influenza, quindi il livello di remunerazione.

Tra follower e following si instaurerebbe una sorta di accordo implicito: io continuo a seguirti e ad accettare i tuoi messaggi promozionali, se continui a mandarmi contenuti interessanti.

La pubblicità permette a chi si occupa di contenuti di sopravvivere, non mi sembra giusto recriminarla: permette di leggere a bassi costi, se non gratuitamente, informazioni altrimenti non sempre accessibili. Il problema nasce quando lo spazio concesso è mal gestito: pubblicità poco inerenti o troppo frequenti, fanno perdere interesse al lettore.

I brand, ancora una volta, si trovano ad affrontare una nuova sfida: scrivere messaggi adatti ad un contenitore particolare come Twitter.


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