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Riassumiamo: i Social Media e la Corporate Reputation

Finalmente ci siamo: giovedì 19 mattina mi laureo! 🙂

Brand 2.0 è un blog nato dalla volontà di dimostrare come i social media siano territori capaci di creare, sviluppare e migliorare le relazioni tra i brand e i loro stakeholders. Un’esperienza di personal branding che in oltre sette mesi di vita è riuscita a confermare quanto a inizio tesi avevo solo potuto ipotizzare a fronte di studi teorici: se in questo arco di tempo sono infatti stata in grado di costruire una mia immagine e reputazione online, lo stesso possono fare i brand, investendo nel sempre più importante capitale relazionale.

Ringrazio quindi tutti coloro coi quali ho avuto modo di conversare ed intrecciare relazioni più o meno profonde in questi pochi ma intensi mesi di attività online. Persone che mi hanno permesso di comprendere il mondo del web 2.o e di appassionarmici.

Questo però non è un addio: quando si inizia a vivere la Rete ce ne si innamora per cui Brand 2.0 rimane la mia “seconda casa”.

Sotto una breve presentazione della mia tesi: “Il tuo nome ti precede”. Corporate Reputation, asset strategico per costruire vantaggio competitivo sui mercati globali.

Buona lettura!

Citroën: un Brand 2.0

citroen_logo1Oggi scopro (un po’ in ritardo) che anche Citroën ha aperto il suo Corporate Blog.

Ancora i commenti non sono tantissimi ma quelli che ho letto sembrano raggiungere il fine per cui solitamente un brand decide di aprire spazi conversazionali, ovvero confrontarsi. Sul blog infatti si è parlato ad esempio del lancio ad inizio 2009 della nuova C3 Picasso suscitando diverse domande sull’alimentazione della macchina e in un altro post ho letto tra i commenti di lamentele sul funzionamento del crick della loro Citroën. Insomma, pochi commenti ma molte informazioni.

Carina inoltre la presentazione di Andrea nella pagina about:

Tutto questo Citroën lo farà con l’aiuto di una persona che per i lettori sarà un interlocutore esperto e preparato. Si chiama Andrea e sarà il padrone di casa del blog, colui che ha un contatto diretto con Citroën.

Per gli utenti è rassicurante sapere con chi si parla e che c’è una persona responsabile del blog.

Nel Blogroll troverete poi, oltre ai link ai mini siti dedicati ai diversi modelli di Citroën, anche la Citroën Web Tv.

I presupposti sembrano esserci tutti. Citroën entra quindi tra i miei Brand 2.0.

Un’ultima cosa: grazie al post di Ottokin pubblicato sul suo Bloggokin oltre ad essere venuta a conoscenza del blog di Citroën ho potuto notare il restyling del logo. Veramente bello anche il nuovo spot della marca automobilistica francese.

Marchette: giusto o sbagliato?

La vicenda Oral-B ha riportato alla luce il da sempre presente nel campo dell’editoria “problema della marchetta” e suscitato l’indignazione di molti nei confronti dei blogger che hanno accettato di scrivere un post su un prodotto inviatogli da un brand per farsi pubblicità.

Io alla campagna buzz di Oral-B ho partecipato quindi naturalmente non sono contro questo genere di comunicazione, ma a tre condizioni:

  • nel post deve essere specificato che al blogger è stato chiesto di parlare del prodotto, magari dopo avergliene inviato uno in omaggio;
  • la recensione deve essere fatta criticamente: non deve essere la riscrittura enfatizzata del foglio delle istruzioni ma deve offrire al consumatore, come anche al brand, un punto di vista esterno sul prodotto;
  • il post non deve uscire troppo dalla linea editoriale del blog onde evitare di produrre malcontento nei lettori che si riverserebbe negativamente sia nei confronti del brand, che del blog stesso.

Proprio il terzo stava per non farmi accettare di partecipare alla campagna ma poi inserendo il tutto all’interno di un discorso sulla comunicazione del brand mi è sembrato plausibile parlarne (e poi quando mai mi si sarebbe ripresentata l’occasione?! 😉 ).

Quali siano i vantaggi di una campagna così strutturata è facile intuirlo:

  • si crea una conversazione, molto probabilmente positiva, intorno al prodotto;
  • si migliora il posizionamento del brand sui motori di ricerca;
  • si comprende cosa il mercato pensa del prodotto;
  • si influenzano, come le ricerche dimostrano, le decisioni dei consumatori.

Se i blogger fossero sinceri nel descrivere i prodotti testati tutti ne guadagnerebbero: brand, agenzia, blogger e consumatori.

Il problema l’ho evidenziato al primo punto dei vantaggi con l’inciso “molto probabilmente positiva”. Se infatti un post è “comprato” si crede più difficilmente a quanto scritto dal blogger, supponendo quest’ultimo sia obbligato (più o meno esplicitamente) a parlarne bene. Dubbio ovviamente più che lecito.

La soluzione?

Se i tre criteri di cui ho parlato a inizio post vengono rispettati per me non ci sono problemi. Inoltre aggiungerei che post scritti da influencer sono tanto più utili quanto più il prodotto necessita di conoscenze per essere compreso (es. pc) o di pareri per essere apprezzato (es. libro).

Il pubblico è ormai più che abituato alla pubblicità e sa difendersi ed interpretare quanto scritto: un post troppo elogiativo finisce infatti col diventare ironico e poco efficace per tutti. Inoltre ricordiamoci che in questo genere di comunicazione il rapporto tra blogger e brand viene palesato.

Voi cosa ne pensate? Avete mai fatto una marchetta? Ve lo hanno chiesto ma avete rifiutato?

Le conversazioni sul web

Quando dovete fare un acquisto a chi vi rivolgete? Amici, familiari o semplici conoscenti possono offrire consigli utili ma oggi esiste un’altra possibilità veloce, economica ed efficace: la ricerca su Internet.

L’indagine “Online Communities and Their Impact on Business: Ignore at Your Peril” effettuata nel Settembre 2008 dal Rubicon Consulting in America, rileva infatti che recensioni e commenti degli utenti online influenzano profondamente le decisioni d’acquisto degli internauti, seconde solo al tanto rinomato passaparola.

In fondo della medesima cosa si tratta: recensioni e commenti online non sono altro che la proiezione nel mondo virtuale delle opinioni dei consumatori, prima possibili unicamente nella vita reale. D’altro canto però le capacità del mezzo permettono alle informazioni di arrivare da un numero esponenzialmente più alto di persone, spesso raggruppate intorno all’argomento d’interesse dell’utente, e di far si che le parole permangano sulla Rete per un periodo infinitamente lungo di tempo.

Il titolo dell’indagine “Le comunità Online e il loro impatto sul Business: ignoralo a tuo pericolo”, dovrebbe da solo allarmare chiunque possieda un’attività e non si sia mai preoccupato di ascoltare le conversazioni che avvengono sulla Rete. Se le persone che recensiscono prodotti online sono infatti un “piccolo” gruppo di entusiasti, è decisamenete più alto il numero di consumatori che si collegano per leggere le loro opinioni.

La ricerca condotta nel maggio 2008 da Sems e OTO Research, utilizzo dei motori in Italia lo conferma: l’83% degli italiani online utilizza i motori di ricerca per trovare informazioni decisive per un acquisto e il 91% di questi, una o più volte, ha deciso l’acquisto di un prodotto o di un servizio basandosi sulle informazioni ottenute attraverso i motori di ricerca.

Un personal media che permette una comunicazione a due vie offrendo all’utente quello che Massarotto definisce potere editoriale diffuso.

Internet sta entrando più o meno prepotentemente nelle vite delle persone, le aziende devono prenderne atto e comprendere le ripercussioni che il mezzo sta portando, e sempre più porterà, al proprio business. Le persone non si possono zittire. Ascoltare i loro feedback ed offrire alle conversazioni uno spazio dove poter crescere in maniera costruttiva, è la scelta migliore che le aziende possono compiere.

Oral-B si affida al buzz marketing

Avete un buon prodotto? Quale metodo migliore per pubblicizzarlo se non farlo provare ai vostri possibili futuri consumatori? Le persone amano parlare delle marche e delle esperienze vissute attraverso di esse, innescando così il tanto amato passaparola. Sia che il vostro prodotto venga apprezzato sia che non soddisfi le aspettative create, gli utenti ne parleranno, con un’unica grande differenza: il cliente soddisfatto tenderà a parlarne ad una media di 3,5 persone, mentre quello insoddisfatto lo riferirà a circa 7-8 persone.

Conscia di questo Oral-B ha deciso di affidarsi al buzz marketing per la promozione del suo spazzolino elettrico Professional Care 8500 series inviando ad alcuni blogger, tra cui la sottoscritta, il loro prodotto.


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Ancora abituata allo spazzolino manuale, passare a quello elettrico è stato per me un bel cambiamento. Come facilmente comprensibile la pulizia dei denti è molto più profonda ed accurata, soprattutto grazie alle cinque diverse testine in dotazione (in realtà sono sei, quella più comunemente utilizzata è doppia).

Il motivo per cui però non mi ero ancora decisa a passare allo spazzolino elettrico era la scomodità: credevo fosse più complicato da pulire e da portare in giro. Viceversa grazie al suo comparto portaspazzolini che permette di smontare ogni volta la testina, quindi mantenere entrambi puliti e alla sua lunga ricarica (circa 2 settimane), questi problemi non si sono presentati anzi, c’è anche un comodo astuccio che permette di portarlo in giro.

Naturalmente quando abbiamo accettato di partecipare al buzz, Promodigital, l’agenzia che ha curato la campagna, ci ha chiesto di raccontare attraverso un post la nostra esperienza con Oral-B ProfessionalCare 8500 senza alcun vincolo. La mia è stata decisamente positiva e non posso che palar bene di questo prodotto. Un’ultima cosa: lo slogan che accompagna la promozione dello spazzolino “per una sensazione di pulizia come dal dentista” , nonostante i toni sensazionalistici tipici della comunicazione pubblicitaria (iperealtà), ha un fondo di verità: i denti sono effettivamente più lisci e bianchi e la sensazione ricorda quella di quando esci dal dentista, sperando però, grazie ad Oral-B ProfessionalCare 8500, di doverci andare il meno possibile!

Il passaparola che innesco io è sicuramente positivo. Adesso però voglio sapere da voi: cosa ne pensate della strategia di comunicazione utilizzata da Oral-B? Ha fatto bene ad affidarsi al buzz marketing? Io credo proprio di si.

Se invece volete far sapere la vostra opinione sul mondo degli spazzolini eccovi un test che fa al caso vostro.

Techlovers, racconta la tua storia tecnologica

techloversA Dicembre è capitato anche a voi come a me di vedere uno strano video in cui un insolito Alessandro Haber nei panni di un Babbo Natale Scatenato, a capo di un sedicente Fronte di Liberazione dei Babbi Natale, dava appuntamento a tutti per un flashmob in P.za Gramsci a Milano? Se avete seguito la singolare vicenda sapete già cosa vi sto per raccontare.

La scoperta io l’ho fatta quando un amico mi ha suggerito su Facebook di aggiungere tra i miei contatti Babbo Natale Scatenato. Non ho saputo resistere alla curiosità e ho accettato l’invito. Si trattava di Techlovers, un progetto firmato Tim che invita gli italiani a raccontare le proprie storie di felicità (e infelicità) tecnologica.

Un’iniziativa interessante forse più che per i babbo natale radunati, comunque davvero simpatici, capaci di attirare l’attenzione e creare suspance, per la voglia che dimostra il brand di abbracciare il mondo del 2.0 e di avvicinarsi al suo pubblico, soprattutto quello più giovane, coinvolgendolo.

Dopo tutto per telefono non facciamo altro che raccontare storie. Grazie a Techlovers possiamo farlo in pieno stile 2.0. “Testimonial” dell’iniziativa è Robin Good che in un video pubblicato sul canale di YouTube di Techlovers racconta come la sua vita lavorativa sia stata stravolta dallo sviluppo del web. Direi un bell’esempio di storia di felicità. 😉

Arrivo un po’ tardi ma fino al 25 gennaio siete ancora in tempo per caricare il vostro video sul sito o registrarvi in video-capture. La Giuria selezionerà quindi 16 storie che verranno approfondite dal 2 febbraio al 16 marzo con materiali video realizzati dalla produzione di Techlovers. I cinque video più votati passeranno quindi alla fase finale del contest. I voti ricevuti tra il 16 e il 22 marzo determineranno i vincitori. I primi tre classificati riceveranno in premio computer portatili e smartphone.

Cosa aspettate? Raccontate anche voi la vostra “storia tecnologica”.

Sergio Sarnari è salvo! e la Mosaico Arredamenti?

La Mosaico Arredamenti non ha portato avanti la querela contro Sergio Sarnari. Denuncia che aveva fatto discutere l’intera blogosfera.

Un brand che ha testato in prima persona la forza del web 2.0 rimettendoci “la faccia”: se quando le cose vanno bene non è facile capire il valore di una buona reputazione online, quando viceversa accadono vicende come questa è molto facile comprendere i danni subiti dalla marca.

I molti blogger che avevano firmato la lettera indirizzata alla Mosaico Arredamenti, avevano promesso di dare visibilità all’eventuale scelta dell’azienda di non dar seguito alla denuncia, permettendo al brand di risollevare in parte la propria reputazione. Ad oggi digitando Mosaico Arredamenti su Google la situazione è ancora grave. Vedremo se cambierà qualcosa ma di certo l’azienda dovrà impegnarsi ancora molto.

La reputazione di un brand, come quella di un individuo, si costruisce con tempo e dedizione. Distruggerla è un secondo: basta sbagliare una volta per rovinare il lavoro di tutta una vita. Riconquistare la fiducia degli altri non è un’operazione semplice.

Se è vero però che “sbagliando s’impara”, forse capiterà ancora di conversare sulla Mosaico Arredamenti, magari questa volta per una sua “mossa azzeccata”.


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