I partiti politici devono trasformarsi in Brand 2.0

Anche i partiti politici, fino ad ora attaccati ai tradizionali siti vetrina, si sono accorti dell’evoluzione del web in 2.0. Alcuni dei politici più chiacchierati stanno infatti cercando di imparare logiche e linguaggi dei social media per conversare coi propri elettori.

Nello specifico il ministro Gelmini ha pubblicato il suo secondo video e aperto un proprio canale su YouTube, mentre Brunetta e Veltroni hanno una pagina su Facebook, con rispettivamente 18.841 e 14.537 tifosi. Operazioni di Personal Branding che vogliono conquistare consensi e, nel caso del Ministro dell’Istruzione, risolvere situazioni complicate.

L’altro giorno su Twitter mi inizia inoltre a “seguire” YouDem, ovvero la prima social tv italiana promossa dal Partito Democratico. In questo caso si potrebbe parlare di partiti come di veri e propri Brand 2.0.

Speriamo i politici utilizzino i social media per conversare, ovvero ascoltare e rispondere ai feedback provenienti dall’esterno e non come semplici canali a una via. Per farlo dovrebbero seguire i consigli che vengono dati alle aziende per entrare ne La parte abitata della Rete, il primo dei quali è ascoltare le conversazioni inerenti il brand che hanno luogo sulla Rete e darvi risposta. Già questo primo passo mi sembra se lo siano perso per la strada.  Se è vero che i politici svolgono funzione di  rappresentanza del popolo, quale strumento migliore per assolvere ai loro compiti? L’utilizzo del web 2.0 dovrebbe essere per loro un dovere, non una possibilità da prendere in considerazione.

Per adesso sembra esserci ancora molto lavoro da fare…

7 Responses to “I partiti politici devono trasformarsi in Brand 2.0”


  1. 1 Donatella P. dicembre 15, 2008 alle 3:57 pm

    Ciao Flavia,
    seguo con interesse i primi passi dei politici italiani sul web e penso ci sia davvero molto da lavorare.
    Purtroppo, l’utilizzo dei social o dei blog da parte dei nostri politici, sembra un’attività improvvisata, senza strategie e senza obbiettivi precisi.
    Parlano di condivisione e manifestano l’intenzione di collaborare e ricevere consigli; in realtà continuano a comunicare a senso unico.

    Dopo il successo di Obama e dalla sua campagna elettorale, forse han pensato che bastasse essere presenti in rete per ricevere consensi.
    E così c’è chi si ritrova sommerso di insulti e apprezzamenti al tempo stesso, incapace di gestire i commenti, senza riuscire ad ascoltare o rispondere “sul serio”, senza sapere cosa censurare e come moderare i toni aggressivi.

    Ad esempio, trovo lodevole l’apertura del canale YouTube della Gelmini, ma ho paura che per l’ennesima volta, il Ministro sia stato gettato in pasto ai lupi. Perché gestire un canale pubblico appena nato è difficile in ogni caso, a maggior ragione se il canale vede la luce dopo mesi di polemiche e proteste.

    A tal riguardo mi piacerebbe segnalarti questo post, dove viene analizzato il secondo video del Ministro (vedi tu se lasciarlo o meno):

    http://giovannacosenza.wordpress.com/2008/12/15/mariastella-gelmini-su-youtube-il-secondo-video/

    Per ciò che riguarda FaceBook, ho paura che in realtà l’attenzione venga posta solo sui numeri, per avere un dato in più da sfoggiare nei salotti TV e poter dire a Vespa “Internet è il demonio, però io ho più fan degli altri!”

    Non sò se per i politici italiani l’uso degli strumenti web debba essere un dovere, però di certo è ora che inizino a studiarli e a comprenderne qualche dinamica, per essere un pochino più preparati nel momento in cui decidono di usarli.

    ps: mi ero quasi scordata di YouDemTv, è passato un pò di tempo dall’ultima volta che ci ho dato un occhio, grazie per avermela riportata in mente😀

  2. 2 flavia85 dicembre 15, 2008 alle 4:42 pm

    E’ stato proprio il post che mi hai segnalato a farmi venire voglia di scrivere qualcosa a riguardo😉

    In effetti i nostri politici sembrano buttarsi in Rete alla rinfusa ma nutro una piccola speranza per quel che potrà accadere: leggendo commenti ed entrando direttamente in contatto con gli elettori magari si renderanno realmente conto delle potenzialità di questo mezzo e lo impareranno ad utilizzare.

    Per quel che riguarda You Tube e il Ministro non la vedo un’idea così malvagia. Gli errori evidenziati da Giovanna Cosenza ci sono tutti ma come si dice in Romagna “piuttost che nita mei piuttost” (piuttosto che niente meglio puttosto);)

    A parte gli scherzi, i politici dovrebbero prendere sul serio questi strumenti e imparare ad utilizzarli. Solo così oltre a raggiungere risultati quantitativi, ne otterrano anche di qualitativi… Speriamo bene!

  3. 3 Donatella P. dicembre 15, 2008 alle 5:30 pm

    Si, rispetto al niente, meglio che comunque ci sia qualcosa😀

    Ma sarà fondamentale vedere cosa impareranno dagli errori: non vorrei che alla fine si risolvesse tutto con la solita demonizzazione del mezzo.

    Poi, ci sarebbero anche qualche altra considerazione da fare, riferita all’altra parte della barricata.

    Perché è vero che l’iniziativa del Ministro Gelmini porta con se delle pecche, ma nessun tipo di comunicazione è possibile quando la gente pensa solo ad utilizzare queste opportunità per sfogarsi e insultare.
    Il “popolo della rete” vuole che i politici si facciano avanti, ma è disposto ad iniziare un dialogo? Ho paura che anche da questo lato del palco ci sia davvero molta immaturità.
    Lo scenario non è dei migliori, mi aggrego al tuo “Speriamo bene!”
    😉

  4. 4 Andrea C. dicembre 15, 2008 alle 9:36 pm

    Utilizzare i social network o qualsiasi altro strumento di comunicazione bidirezionale e conversazionale sia o menomediato di media, esige che prima di tutto ci sia un coinvolgimento personale con quello vogliamo fare. Utilizzare uno o più social media non significa avere una strategia strutturata che funzioni. L’engagement non è dato dalle tecnologie ma dal rapporto di empatia e il coinvolgimento che si crea.
    Ad esempio la community nike + Apple è basata attorno alla passione per la corsa e non attorno al prodotto. Strumenti come i social network non sono ancora in linea con le linee “corporate” dei politici.

  5. 5 flavia85 dicembre 16, 2008 alle 12:47 am

    Ciao Andrea,sono d’accordissimo con te quando dici che è l’empatia che si crea tra utenti a determinare il valore del mezzo e non la tecnologia in quanto tale. Proprio per questo spero che i partiti, vivendo e cercando di comprendere fino in fondo le logiche 2.0, si appassionino al mezzo e riescano ad intuirne le potenzialità.

    Naturalmente tutte le community si creano attorno ai valori che un brand esprime e per questo credo che proprio i partiti (che vivono di valori) potrebbero trovare nei social media terreno fertile per migliorare le relazioni con gli elettori. Speriamo riescano ad uscire dalle linee “corporate” di cui parlavi ed impararino ad ascoltare e rispondere.

  6. 6 Paolo febbraio 2, 2009 alle 10:36 pm

    personalmente credo che un politico (in questo caso un ministro; due se includiamo la Gelmini per la questione delle materie d’esame) perda in credibilità utilizzando una piattaforma come youtube o facebook.

    Se avesse pubblicato un video sul sito del ministero sarei già più soddisfatto.

  7. 7 flavia85 febbraio 2, 2009 alle 10:47 pm

    più che altro dovrebbero strutturare la loro comunicazione (cosa possibile attraverso un sito di riferimento) e non decidere ogni tanto di far parlare di se pubblicando un video su You Tube o creandosi un profilo su Facebook. Operazioni che fanno tanto clamore ma che non producono risultati: i social media non vengono così utilizzati per le loro effettive capacità di farsi piattaforme conversazionali ma come un altro palcoscenico sul quale esibirsi.

    Peccato perchè la politica è uno di quei settori che più di tutti dovrebbe basarsi sul confronto!


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