Se diversi esperti ne hanno parlato per un’intera giornata al Blogfest di Riva del Garda, di certo questo post non potrà essere che un piccolo tentativo di riassumere quanto è stato detto, aggiungendo il mio modesto parere.
Fare pubblicità ha un obiettivo: vendere. Se comunichi ad una persona interessata un buon prodotto/servizio, probabilmente lo accetterà. Se comunichi un buonissimo prodotto/servizio ad una persona disinteressata non lo accetterà mai e viceversa si sentirà disturbata dalla tua proposta.
Su Internet il vero obiettivo è conoscere l’utente monitorando i suoi spostamenti sulla Rete. Possedendo questi dati sarà più facile offrirgli informazioni per lui interessanti quindi passare da semplici erogatori di pubblicità a fornitori di un vero e proprio servizio.
E’ la logica alle spalle del progetto AdRight di cui Antonio Tomarchio ha parlato all’evento.
L’intervento di Pasquale Daferia si è invece basato su un semplice concetto: se voi parlaste alla gente come la pubblicità, la gente vi prenderebbe a pugni in faccia.
Nel suo discorso Pasquale parla di utilizzare strumenti quali You Tube per avviare la chiacchiera e attirare l’attenzione mediatica. Il viral marketing è un ottima strategia che permette di dare risonanza al brand e mostrarne un profilo ludico. Il tutto con budget irrisori.
Ecco come la penso.
Il sito, per un brand, è una vetrina. Vi espone la sua mission, vision, storia e i suoi prodotti, talvolta rendendoli acquistabili (siti e-commerce). Le tecniche di advertising on-line, dal tradizionale banner, all’innovativa campagna viral, sono volti a transitare il lettore in questo spazio. Questa è la vera occasione perduta da molti brand.
Il consumatore non ha bisogno di un semplice sito aziendale, o meglio non solo. Scorrere i prodotti e vedere come lavora un’azienda è certamente interessante, ma come può uno spazio costruito intorno alla marca, far sentire l’utente al centro di un mondo a lui dedicato?
Il brand dovrebbe costruire uno spazio famigliare, dove comunicare in maniera informale, chiara e trasparente, confrontarsi, chiedere spiegazioni e intrecciare rapporti, sia con l’azienda che con gli altri utenti.
L’integrazione tra blog e sito aziendale è una valida alternativa. Prima ti ospito nel mio salotto poi, dopo aver chiacchierato ed essersi conosciuti, andremo a fare un giro per i magazzini, la fabbrica o la sala ricordi…
Portare un’utente al nostro indirizzo è tanto importante quanto difficile. Assicuriamoci che quando arrivi ne rimanga piacevolmente colpito per poi, la volta successiva, tornare, magari in compagnia di un amico.








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